Lui & Lei
Tra le righe del parcheggio 03.05.2025
04.06.2025 |
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Iniziò a muoversi, lentamente, poi sempre più forte, il sedile che scricchiolava, il vetro appannato che vibrava..."
"Tra le righe del parcheggio"Era tardo pomeriggio, il sole stava calando dietro i palazzi e il parcheggio del supermercato cominciava a svuotarsi. Avevo fatto la spesa in fretta, solo poche cose, giusto per arrivare al weekend. Uscendo con le buste in mano, notai una donna vicino alla sua macchina, col cofano aperto.
Indossava jeans stretti, scarpe da ginnastica e una canottiera nera che lasciava intravedere il reggiseno chiaro sotto. I capelli biondo scuro raccolti in uno chignon disordinato, un’espressione irritata ma affascinante.
«Tutto a posto?» chiesi, avvicinandomi.
Lei alzò lo sguardo. «La batteria morta. E ovviamente ho lasciato i cavi a casa.»
«Vuoi una mano?»
Mi squadrò per un secondo. Uno sguardo deciso, quasi sfacciato. Poi sorrise.
«Potrei volere qualcosa di più.»
La frase rimase sospesa nell’aria come una scossa. Ci fissammo per qualche secondo, e lì capii che non si parlava più della macchina.
Senza dire altro, lei richiuse il cofano e aprì la portiera posteriore.
«Sali dietro con me. Nessuno guarda più ormai. E anche se lo fanno…»
Il battito accelerò. Mi guardai intorno: il parcheggio era semivuoto, qualche macchina sparsa, qualche cliente distratto. Seguii l’istinto. Entrai.
Il sedile era caldo, stretto. Lei chiuse la portiera, poi salì sopra di me, a cavalcioni. Non c’erano presentazioni, né esitazioni. Le sue mani già slacciavano la mia cintura, mentre io le sollevavo la canottiera fino al collo.
Niente reggiseno. Il seno pieno, tondo, si offriva al mio sguardo e alle mie mani. Leccai lentamente un capezzolo, mentre lei strofinava il suo bacino contro il mio, già duro.
«Non voglio perder tempo.» sussurrò.
Sfilò i jeans senza nemmeno toglierli del tutto, li spinse giù fino alle cosce. Non portava mutandine. Il suo sesso era rasato, umido.
Mi liberò completamente e senza preavviso si calò sopra di me, affondando in un solo movimento. Entrai dentro di lei con un gemito strozzato. Era calda, stretta, scivolosa.
«Oh sì… così...»
Iniziò a muoversi, lentamente, poi sempre più forte, il sedile che scricchiolava, il vetro appannato che vibrava. Le sue mani sul mio petto, il suo fiato caldo sul collo, il suo corpo che cavalcava il mio con una fame selvaggia.
Il ritmo aumentava. La macchina ondeggiava leggermente. Lei gemeva a voce alta, senza freni, come se il mondo fuori non esistesse.
«Mi piace essere scopata così… da uno sconosciuto, in macchina… fammi venire… fammi venire forte…»
La presi per i fianchi, guidandola, entrando sempre più a fondo. I nostri corpi sudati, intrecciati nel poco spazio, erano un solo fuoco.
Lei si inarcò all’improvviso, un urlo soffocato contro il mio collo. Il suo sesso tremava, stretto intorno a me. Venne scuotendosi, e pochi secondi dopo la raggiunsi anch’io, esplodendo dentro di lei, ansimando.
Restammo immobili, appoggiati l’uno sull’altra, il respiro lento che tornava.
Dopo un minuto, si alzò senza dire una parola, si sistemò, uscì dall’auto, prese una sigaretta e si appoggiò al cofano.
Uscendo anch’io, con la cintura ancora da allacciare, la guardai. Lei sorrise, fumando.
«Non so nemmeno il tuo nome.» dissi.
«Meglio così.» fece lei, salendo in macchina.
Partì, lasciandomi lì con l’odore del suo corpo ancora addosso e la sensazione di aver vissuto qualcosa di irreale… ma dannatamente vero.
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Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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